La festa del Carmine: un’antica tradizione napoletana

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Madonna Bruna

Anche quest’anno il mese di luglio ha avuto come protagonista, nel quartiere storico del Mercato, i festeggiamenti dedicati a Maria SS del Monte Carmelo,  meglio nota come la Festa del Carmine. Si tratta di una festa religiosa dalle origini davvero antiche; già durante il regno dei Borbone, i sovrani di Napoli donavano ogni anno alla Vergine, due barili di polvere pirica per gli spettacoli esterni. La maggior parte dei napoletani ha preso parte almeno una vota nella vita alla festa del Carmine, l’unica della sua tipologia organizzata solo con i fondi ottenuti dalle donazioni dei fedeli alla Madonna Bruna.

Durante tutti i mercoledì del mese di giugno, la santa messa delle ore 10 viene celebrata da alcuni vescovi della Conferenza Episcopale Campana, che accompagnano i fedeli nel cammino di preparazione alla Solennità del 16 luglio, giorno in cui avviene la concelebrazione eucaristica in piazza Carmine presieduta dal Cardinale Crescenzio.

È un avvenimento importante che coinvolge migliaia di persone, sia nei giorni precedenti, con le varie funzioni religiose, sia la sera che precede il giorno vero e proprio della festa, culminante nello spettacolo pirotecnico dell’incendio del campanile della Basilica del Carmine.

Purtroppo, in questa edizione del 2016, i fedeli hanno dovuto rinunciare, con non poco dispiacere, alla tradizione dell’incendio a causa dei lavori di restauro che interessano proprio questa parte dell’edificio monumentale. Si trattava di un momento di grande coinvolgimento emotivo nel quale il campanile veniva rivestito da piogge di fuoco volta a simulare un vero incendio che veniva spento soltanto al momento dell’arrivo del quadro della Vergine del Carmine.  Il significato intrinseco è quello della appartenenza filiale alla Madonna che da buona madre accorre in aiuto dei suoi figli nel momento del pericolo spegnendo le fiamme che divampano sul campanile.
C’è da chiedersi come mai una festa con tali potenzialità di attrattiva anche per l’afflusso di turisti, credenti e non, che potrebbero giungere al quartiere da ogni dove, abbia ancora soltanto una dimensione cittadina o comunque di ambito regionale.

«La festa del Carmine può certamente divenire un evento di forte attrazione turistica – spiega Maurizio Rea, organista del Santuario – l’incendio del campanile, ultimo esempio di una macchina da festa barocca a Napoli, rischia di diventare solo un ricordo se non ci sarà una smobilitazione e una sensibilizzazione collettiva. La festa del Carmine è davvero la festa dei napoletani proprio perché fino ad oggi si è mantenuta viva esclusivamente grazie alle offerte raccolte tra i fedeli».